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Al di là dell'irritazione e del divertimento, provo anche una certa invidia mista a pena. Perché per me il "paesaggio umano così poco riconoscibile, situato in un orizzonte cognitivo privo di esperienze condivise" risulta spesso più familiare, proprio perché universale (come non riconoscermi nei dubbi etici che tanta FS pone? io sto ancora qua, dopo tanti anni, a chiedermi se mi farei mettere o meno una pila corticale) rispetto all' " inesauribile apprendistato affettivo e sentimentale di umano gettato sulla terra" che poi non è umano, ma è un maschio che scrive delle sue sfighe affettive personali. Io in quell'individuale dovrei trovarmi? Come? Perché lo Strega ha generato un sottogenere della letteratura mainstream, il "da premio", quel tipo di fiction memoiristica di analisi sofferente di come il rapporto complesso con mamma e papà porti al divorzio?

Che pena, avere orizzonti così piccoli.

Che invidia, riuscire a trovarsi in così poco.

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